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Hear them roar!

Il topos del diverso
dall’epoca romana alla letteratura contemporanea 

Nell’arco della nostra vita molti di noi hanno incontrato delle difficoltà fisiche o psicologiche, a volte una semplice influenza, a volte purtroppo qualcosa di più grave.
In certi casi i protagonisti non eravamo noi, ma nostri parenti, amici o compagni di classe, a volte invece erano dei personaggi storici o dei personaggi fantastici. Così per necessità ci siamo dovuti fermare a riflettere su questa condizione, abbiamo cercato di essere sensibili, gentili, premurosi, per comprendere le difficoltà e soprattutto per aiutare gli altri ad affrontarle. Tuttavia, la disabilità e la diversità rimangono temi delicati e per molti di non semplice comprensione o accettazione. L’educazione deve fare la sua parte e questa può essere diretta, che arriva quindi dalle parole dei nostri genitori, o indiretta, che arriva invece da altre fonti come dalla storia o dalla letteratura.
Voglio cercare di affrontare questo tema in un modo particolare, prendendo spunto da entrambe e analizzando così la storia di due figure che a mio parere sono analoghe e complementari: Tiberio Claudio Druso e Tyrion Lannister

Andiamo con ordine e partiamo dal primo. 

Tiberio Claudio Druso, conosciuto semplicemente come Claudio, nasce a Lione nel 10 a.C. dall’unione di Druso Maggiore e Antonia Minore. Egli rimane orfano del padre in tenera età e cresce nella Domus Augusta sotto le attenzioni dei componenti della propria famiglia: Augusto, Livia, Tiberio e Antonia. Tuttavia, fin dall’infanzia emergono le prime difficoltà fisiche: zoppica, ha difficoltà a parlare ed è tormentato da un tremolio continuo. Le fonti ci dicono che era oggetto di scherno e vergogna all’interno della sua stessa famiglia, tanto che sua madre Antonia lo definiva “un cancro” e sua sorella Livilla lo odiava a tal punto che si augurava di non vederlo mai diventare imperatore. Svetonio non è da meno nel capitolo dedicato a lui nella Vita dei Cesari, infatti lo descrive come un uomo di indole sanguinaria e crudele, soggiogato dalle proprie mogli (prima Valeria Messalina e poi Agrippina Minore) e dai propri liberti, dedito alle donne, al vino e al gioco. Seneca rincara la dose (o meglio lo pseudo-Seneca) nell’Apokolokyntosis, paragonando la sua voce a quella dei grandi cetacei. Claudio viene descritto quindi come un mostro: è capace di phone ma non di dialektos come direbbe Aristotele, ha continuamente la schiuma alla bocca e le narici che colano, non è nemmeno in grado di tenere a freno la propria ira, tanto meno la propria lingua che, quando finalmente riesce a tirar fuori parole comprensibili, lo fa con freddure o in momenti inopportuni. Il fatto che Claudio avesse delle gravi difficoltà fisiche è indubbio, alcuni ipotizzano che fossero state causate dalla sofferenza fetale durante il parto stesso. Ciò che è da mettere in discussione è la sua effettiva demenza, che pare parte integrante del motivo di accostamento alla sfera bestiale. Le fonti però ci dicono che si dedicò allo studio del greco e che era un grande appassionato di storia, tanto che si diede alla scrittura di due opere storiografiche. Era acuto e brillante anche quando declamava le proprie orazioni, tanto che Augusto si disse colpito dalla sua bravura in una lettera diretta a Livia. Gli scambi epistolari in cui Claudio è protagonista sono numerosi, spesso Augusto, anche spinto dall’insistenza di Livia, s’interroga su quale sia il ruolo adatto al nipote. Tuttavia, la scelta migliore sembrerebbe quella di farlo rimanere in disparte, il più possibile.
Ma si può affermare che questa fosse effettivamente una scelta a danno di Claudio e non a suo favore? Se si osservano i fatti da un altro punto di vista si può ipotizzare che forse le scelte di Augusto e Livia furono compiute a tutela del nipote, che la loro fosse premura al fine di non esporlo alla crudeltà del mondo che stava fuori dalle mura della domus, anche e soprattutto in virtù di ciò che egli doveva rappresentare. Nell’intimità, inoltre, Claudio non solo ricevette comunque distinti onori che gli assicurarono una modesta posizione sociale ed economica, ma per lui furono progettate anche importanti unioni matrimoniali. Non si può certo affermare che per lui fosse prevista la successione imperiale, motivo per cui Buongiorno nella recente monografia lo chiama “il principe inatteso”, ma pare comunque che non ci si dimenticasse il legame di sangue che lo rendeva a tutti gli effetti membro della famiglia imperiale. In ogni caso la malattia di Claudio non poteva essere compresa in quel particolare contesto sociale e culturale. I Romani non erano aperti alla comprensione e all’accettazione del diverso. Lui appariva davvero troppo strano, soprattutto se paragonato al fratello Germanico, un comandante prestante, glorioso e amato dal popolo; Claudio non era niente di tutto ciò, al contrario era fragile, cagionevole e amava rintanarsi nel suo mondo fatto di lettere e antichità, tanto da evitare persino il contatto fisico (Svetonio ci dice che soleva ripetere in continuazione «parla ma non mi toccare»).
Gli studiosi contemporanei hanno riflettuto molto sulla sua condizione, cercando di comprendere quale fosse il male che lo affliggeva, oggi l’ipotesi più considerata è che fosse afflitto dalla sindrome di Tourette. La sorte non fu gentile con lui, la cui unica colpa era quella di essere nato diverso dagli altri. E forse l’opera di tutela messa in atto dai propri familiari fu proprio vanificata dalla sua inaspettata nomina imperiale dopo la morte dell’irriverente nipote.
Claudio in quel momento divenne improvvisamente protagonista della scena, ma quando finalmente si sollevò il sipario rimase accecato dalla luce dei riflettori.  

E Tyrion invece? 

Tyrion Lannister nasce nel 274° anno dopo la conquista del continente occidentale da parte di Aegon Targaryen, in un’importante famiglia aristocratica, che riuscirà ad arrivare al Trono di Spade. È figlio di Tywin Lannister e di sua moglie Joanna, la quale però perisce nel darlo alla luce. Tyrion così cresce con una sola figura genitoriale, quella paterna, per la quale allo stesso modo di Claudio rappresenta un “cancro”; inoltre, accusato della morte della madre, si attira l’odio della sorella Cersei, che trascorrerà la propria esistenza a tormentarlo. Tyrion viene al mondo con un’appariscente diversità, è infatti affetto da nanismo e la sua condizione è esplicito motivo di vergogna per l’intera famiglia.
Tuttavia, proprio come Claudio, è dedito allo studio ed ha una mente molto acuta, tanto da guadagnarsi l’epiteto del “più intelligente dei Lannister”. Trascorre la propria infanzia nell’ombra dei fratelli, soprattutto in quella di Jaime che esattamente come Germanico ha una brillante carriera militare ed è designato come erede principale della dinastia.
Tyrion nell’immaginario collettivo assume le sembianze di un mostriciattolo, motivo per il quale viene soprannominato “il folletto”. L’autore ce lo descrive con le ginocchia storte e le gambe corte, gli occhi distanti e di colore diverso, e un volto grottesco e spigoloso, inquadrato da capelli talmente biondi da essere quasi bianchi. Condivide con Claudio anche le stesse apparenti passioni: donne, vino e gioco; alle quali potremmo aggiungere l’indole crudele dettata dalle necessità del caso. Ma dietro a ciò che pensa la gente di lui, alla sua cattiva fama, o meglio alla maschera del suo personaggio, c’è un uomo sensibile, che vive con profondo dolore la propria condizione, che soffre per il mancato amore del padre, il quale nonostante la severità si sforza comunque di garantirgli buone posizioni in nome della famiglia, proprio come fece Augusto con Claudio; c’è un uomo che in nome della famiglia è disposto a sopportare soprusi e scherni persino da parte del diabolico nipote (che stavolta si chiama Joffrey e non Caligola). La sua condizione fisica gli impedisce di combattere e dunque di essere ciò che la sua società definisce “uomo”, ma la sua abilità oratoria e la sua arguzia gli consentono di districarsi anche nelle situazioni più complicate, come nelle aule di tribunale dove, come il nostro imperatore, finisce spesso, anche se dalla parte dell’imputato. Tuttavia, la sua smisurata sensibilità lo porterà ad affezionarsi spesso troppo rapidamente alle persone o ad affidarsi a quelle sbagliate, specialmente donne, in una trama che ci può ricordare la sorte di Claudio con Agrippina.
Daenerys lo nominerà primo cavaliere, così anche lui finirà per ricoprire un ruolo da protagonista sulla scena, ma i riflettori che si accenderanno per lui
saranno di fuoco e cenere

Ora che George Martin abbia preso spunto dalla storia per le proprie opere, soprattutto ed anche dalla storia romana, non è una novità. È stato lui stesso, infatti, ad affermarlo in diverse interviste. Non si sa se effettivamente per il personaggio di Tyrion abbia preso spunto o meno da Claudio, tuttavia queste similitudini che sono andata a cercare non sono funzionali a mettere in luce una mera analogia tra due personaggi, ma volgono ad evidenziare le modalità comuni di trattare un tema, quello della diversità.
Questo topos, infatti, giunge ai giorni nostri con gli stessi luoghi comuni descrittivi usati dagli autori antichi: disumanizzazione del diverso che sfocia nel mostruoso; isolamento sociale e scherno della disabilità; compensazione dei deficit motori con l’arguzia mentale, la quale comunque non è sufficiente per colmare il vuoto della fisicità e finisce per essere ulteriore oggetto di discredito. 

E noi come ci poniamo di fronte alla diversità? Siamo in grado di andare oltre luoghi comuni e pregiudizi per provare la giusta empatia e simpatia per due personaggi che condividono la stessa sorte e che desiderano far valere la propria voce?

Di rebbubba

Hello there! Mi chiamo Rebecca, ho 24 anni, sono nata e vivo in Sardegna. Mi sono laureata nel 2019 in Lettere Storiche all’Università di Cagliari con una tesi in Storia Romana, ora sono laureanda in Storia e Società (lascio a voi il mistero della materia di tesi). La storia è sempre stata la mia fonte di ispirazione, il mio rifugio e la mia più grande passione. Quest’anno la noia del lockdown mi ha spinto ad aprire una pagina Instagram @romanae_topica, completamente dedicata a Roma. L’idea è quella di trasmettere al pubblico ciò che provo io quando studio questi antichi personaggi e le loro vicende, cercando di far comprendere perché ognuna di queste dopo migliaia di anni è ancora degna di essere conosciuta.

Una risposta su “Hear them roar!”

[…] Sulla figura di Claudio consiglio la lettura di Buongiorno, che con “Il principe inatteso” fornisce un ritratto completo, fresco e innovativo dell’imperatore; sempre sull’argomento vi rimando all’articolo in cui approfondisco il topos letterario del “diverso” con una lettura comparativa tra letteratura antica e contemporanea, dai romani a Game of Thrones: Hear them Roar!. […]

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