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O Iulia, quare tu Iuliam es?

Se pensiamo a figure femminili importanti nell’antica Roma quasi istintivamente ci verrà in mente Giulia: una donna caparbia, romantica e alla costante ricerca della propria libertà. Ella è estremamente preziosa per noi storici, con la sua vita ha dato esempio manifesto di quale potesse essere il ruolo di una donna in una civiltà con morale e costumi tanto diversi dai nostri. La sua vita non fu sicuramente semplice o priva di disgrazie e tormenti; tuttavia questo, almeno fino ai suoi ultimi istanti, non fu mai per lei un motivo valido per perdere la propria risolutezza e speranza. Ma chi era effettivamente questa donna e quali furono le difficoltà che affrontò nella sua esistenza? Cercherò di raccontarvi nel modo più intrigante e rispettoso possibile la sua vita, che da allora fino ad oggi è sempre stata svelata al mondo senza riserve o delicatezza. 

La Giulia di cui sto parlando è ovviamente la figlia di Augusto e Scribonia. Sappiamo che nacque nell’ottobre del 39 a.C., ma per il resto ci sono arrivate poche notizie sulla sua infanzia. Visse nella Domus Augusta, dove fu istruita secondo le rigide regole previste da Augusto e sotto l’attento sguardo di Livia. L’educazione imposta era decisamente severa: doveva imparare a filare la lana, unico compito che si addiceva veramente ad una matrona, non doveva parlare in pubblico dei propri affari privati e doveva evitare il contatto con gli estranei. Da queste notizie possiamo immaginare quanto essere la figlia del nuovo pater patriae fosse allo stesso tempo privilegio e disdetta. Egli incarnava un doppio ruolo di padre, rafforzando così la presa sulla sua unica figlia ed erede, la quale doveva più di tutti aveva l’obbligo di rispondere scrupolosamente alla nuova morale augustea. Se il rapporto con il padre non fu dei migliori, anche quello con Livia non fu di reciproco amore e accordo. Tacito la chiama “noverca”, ovvero matrigna, che per chi si ricorda Cenerentola non ha proprio un’accezione positiva. In ogni caso Giulia riceve un’ottima educazione, i suoi maestri le trasmettono l’amore per la letteratura e la cultura. Una passione che lei coltiverà anche in età matura e che condividerà con la madre Scribonia. Nella Domus, però, non rimane a lungo l’unica bambina presente. Aveva infatti solo due anni quando Livia fece la sua entrata in scena portando con sé due bambini: Tiberio di circa cinque anni e Druso ancora in grembo. Nel 32 a.C. si aggiunsero anche i figli di Ottavia, passati benevolmente sotto la tutela del fratello: Marcello, Marcella Maggiore e Minore, Antonia Maggiore e Minore, ma soprattutto Iullo. Quest’ultimo, figlio di Antonio e Fulvia, sarà uno degli uomini più importanti nella vita di Giulia. 

Ma partiamo dal principio: il primo matrimonio fu organizzato per lei all’età di due anni, promessa in sposa ad Antonio, primogenito del triumviro. Non c’è bisogno di spiegarvi perché quest’unione non vide mai la luce. Nel 25 a.C., però, arrivò l’occasione giusta: così una Giulia quattordicenne andò in sposa a Marcello, suo cugino. Questa fu la prima effettiva unione della ragazza, per quel poco che durò fu un matrimonio felice. Giulia era un’adolescente libera e disinvolta, che scopriva la libertà e l’indipendenza della vita matrimoniale. L’amore del popolo nei confronti di questa coppia promessa, probabilmente contribuì ad aumentare il suo ego e il suo romanticismo. Tuttavia, l’idillio ebbe vita breve: solo due anni dopo Marcello morì improvvisamente, lasciando Giulia di nuovo alla tutela del padre. Chi gioì di questa situazione fu senza ombra di dubbio Agrippa, del quale possiamo immaginare il colorito nel momento in cui non solo aveva dovuto vedersi surclassato da un diciasettenne, ma era pure stato costretto a sposarlo con la fanciulla che avrebbe desiderato per sé, dato che (stranamente) Augusto era malato e non poté officiare il rito (dalla regia mi dicono comunque che il colorito di Agrippa fosse simile a quello della strega dell’Ovest in quell’occasione). In ogni caso, la morte di Marcello accese un occhio di bue su Agrippa, il quale infatti sposò Giulia nel 21 a.C., nonostante fosse vent’anni più grande di lei. Questo matrimonio fu per Giulia forse ancora più libero del precedente, dal momento che ella era più matura e iniziava a comprendere cosa voleva dalla propria vita. Cominciò a coltivare il proprio interesse letterario e politico, entrando a far parte di un circolo di intellettuali del quale diventerà protettrice negli anni a venire. Ma per quanto riguarda l’unione in sé non si può dire che fu felice o soddisfacente per la ragazza, che probabilmente la visse male la fine del sogno di futura coppia imperiale e felice che aveva condiviso con Marcello. Agrippa non avrebbe potuto rimpiazzarlo: egli era infatti un homo novus, dunque il suo rango non era pari a quello di Giulia. La fanciulla perciò presto si rifugiò in altri rapporti. Fu forse a partire da questo momento, infatti, che recuperò i rapporti con Iullo, con il quale fin da bambino aveva avuto particolare intesa e affinità. Ella sfruttò abilmente la posizione che le garantiva essere al contempo la figlia di Augusto e la moglie di Agrippa; ed è vero che spesso fece ciò in modo spregiudicato, ma mai quanto la leggenda nera intrisa di lussuria vuole tramandare. Non mi sembra un caso, tra l’altro, che una donna forte e indipendente venga tra tutti i peccati tacciata proprio di lussuria. Ella era una donna brillante e scaltra, che sapeva sfruttare l’adulterio come strumento politico, rispondendo alle accuse con la caratteristica ironia che la contraddistingueva. Macrobio ci racconta che a chi si stupiva che i suoi figli somigliassero così tanto ad Agrippa, infatti, soleva rispondere “non prendo mai passeggeri se non quando la nave ha fatto il pieno”. Da questo strano matrimonio nacquero appunto cinque figli, accomunati tutti da un destino controverso: Gaio, Giulia Minore (Iuliola), Lucio, Agrippina Maggiore e Agrippa Postumo. Oltre a queste gioie materne, l’unione con il braccio destro di Augusto, portò a Giulia un’altra grande soddisfazione: la possibilità di compiere a fianco del marito un esaltante viaggio in Oriente, durante il quale fu riverita come una divinità e onorata come una sovrana ellenistica. Particolare, durante questo viaggio fu l’escursione che ella decise di intraprendere ad Ilio. Questa ci dice tanto della sua personalità passionale e romantica, intrisa della letteratura classica che amava con tanto ardore. Pensate quanto abbia potuto essere emozionante per una fanciulla cresciuta nel mito dell’Iliade poter visitare quei luoghi colmi di storia e leggenda, posare i suoi piedi sulla stessa terra dove li posarono i grandi eroi come Achille. Giulia, però, fu costretta ancora una volta a risvegliarsi, stavolta per vivere quello che sarebbe diventato un incubo. Nell’11 a.C., dopo la dipartita di Agrippa, sposò Tiberio. Questo fu il matrimonio più infelice e devastante tra tutti. L’unione, inizialmente nata in un clima perlomeno di quiete, s’infranse rapidamente dopo la perdita prematura del loro unico figlio. Tiberio e Giulia avevano due concezioni di vita diametralmente opposte alle quali si aggiungevano due personalità per certi versi uguali e per altri contrastanti. Per Tiberio il posto di una donna era tra le mura della domus, per Giulia il suo posto era nei circoli letterari e politici. Giulia era caparbia, risoluta e perseverante, esattamente come Tiberio, ma la solarità di lei era inconciliabile con l’oscurità di lui. Ella aveva un animo ribelle, bramava infrangere ogni convenzione, convinta del proprio nome e del proprio ruolo, come dimostra la sua emblematica frase: “se egli dimentica di essere Augusto, io ricordo di essere la figlia di Augusto”. Egli, invece, preferiva celarsi, apparire il meno possibile, vivendo nel rispetto delle regole e della morale. La forza e l’astuzia di Giulia erano eccessive per Tiberio, il quale finì per ritirarsi a Rodi. Secondo alcuni il ritiro fu imposto da Augusto, dopo che Giulia l’avrebbe accusato di cospirare contro i suoi figli Gaio e Lucio che in quel momento erano gli astri ascendenti alla successione. Gaio e Lucio però non andarono incontro al destino augurato e così anche Giulia perse repentinamente il suo potere e la sua influenza, prima come madre degli eredi poi come figlia di Augusto. Fu ancora una volta il suo romanticismo a sancire il passo falso definitivo. Giulia, durante l’assenza di Tiberio, espresse al massimo la propria libertà, legandosi profondamente e sinceramente a Iullo. Iniziò a vivere un nuovo sogno che vedeva lei come Cleopatra e lui come Antonio alla guida dell’Egitto, la cui realizzazione avrebbe contemplato il parricidio, come suggerisce Plinio. Stavolta lo stanco padre non avrebbe potuto ignorare l’affronto. La congiura fu sventata nel 2 a.C., Iullo fu condannato a morte insieme ad altri personaggi a lui legati, Giulia fu accusata di adulterio e condannata alla relegatio sull’isola di Ventotene. Morì a Rhegium. Tacito ci dice che Tiberio, diventato imperatore, “la lasciò perire di miseria e di lenta consunzione, disonorata e priva di ogni speranza”. 

In questo tragico modo, che può riportare alla mente l’epilogo della sua omonima shakespeariana morta per amore e senza speranza, volge al termine la vita di Giulia.
La sua storia è quella di una donna, indipendente, passionale, determinata, la quale nonostante subisca periodicamente l’influenza di un nuovo uomo, non perde mai di vista i propri obiettivi e la propria identità. Non ebbe mai paura di esporsi, non imparò mai per questo a dissimulare, segnando così forse il proprio destino. Fu una donna estremamente vera, nei suoi pregi e nei suoi difetti.
Ella fino alla fine amò profondamente la realtà in cui viveva, la stessa che se solo fosse nata uomo le avrebbe concesso senza malelingue, senza pregiudizi e morali da parte di contemporanei e posteri, la libertà che tanto aveva agognato fin da bambina. 

Di rebbubba

Hello there! Mi chiamo Rebecca, ho 24 anni, sono nata e vivo in Sardegna. Mi sono laureata nel 2019 in Lettere Storiche all’Università di Cagliari con una tesi in Storia Romana, ora sono laureanda in Storia e Società (lascio a voi il mistero della materia di tesi). La storia è sempre stata la mia fonte di ispirazione, il mio rifugio e la mia più grande passione. Quest’anno la noia del lockdown mi ha spinto ad aprire una pagina Instagram @romanae_topica, completamente dedicata a Roma. L’idea è quella di trasmettere al pubblico ciò che provo io quando studio questi antichi personaggi e le loro vicende, cercando di far comprendere perché ognuna di queste dopo migliaia di anni è ancora degna di essere conosciuta.

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